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Il paziente inquisitore

Un medico vicino all’età della pensione si presenta in studio per la prima volta. Aveva bisogno di un intervento importante ed era un po’ preoccupato ma con il suo spirito ironico celava (in realtà pensava di celare…) la sua ansia e paura di dover affrontare situazioni spiacevoli. Ci ha inondati con una pioggia di battute, non tutte divertenti a dire il vero ma sufficienti per creare un clima disteso ed una certa complicità. In pratica ci ha spianato la strada visto che solitamente siamo noi a dover studiare la mossa giusta da fare per mettere a proprio agio il paziente. Per tutta la durata della visita ci ha strappato sorrisi rendendo la seduta piacevole anche perché la sua ironia era davvero sagace. Mentre fornivo al mio doc gli strumenti necessari per effettuare una diagnosi completa lui osservava attento ogni movimento, analizzava gli strumenti, ora lo specillo, ora il centratore, ed era attento nel rilevare ogni suono emesso nella stanza. Era super concentrato sulla prestazione e...

La complicità è quello che più ci manca.

A volte ci si sente soli, spesso incompresi, meno spesso (per fortuna) intrappolati. In quei momenti basterebbe avere accanto una collega che  incrociando il tuo sguardo, al mattino, entrando in studio, non lo eluda con il pretesto della fretta o delle mille incombenze e urgenze da evadere ma che si soffermi a scrutare i tuoi occhi. Basterebbe che la nostra collega, leggendo la tristezza, la rabbia, la paura, o qualsiasi altro sentimento di disagio fosse capace di mostrarsi solidale semplicemente  evitando di aggiungere altre preoccupazioni  o qualsiasi ulteriore peso capace di scatenare reazioni spiacevoli. Quante volte siamo scoppiate a piangere apparentemente senza motivo per un insignificante appunto mosso da una collega o dal titolare? Quante volte abbiamo alzato la voce incuranti dello sguardo incredulo dei presenti perché incapaci di contenere oltre misura quella tensione emotiva che ci siamo portate dietro, silenziosamente, fino a quel momento? Eppure il mess...

Se vedi una persona in difficoltà aiutala sempre: non sbagli mai!

Molto spesso siamo portati a farci gli affari nostri, a non cercare di individuare i bisogni altrui, a non voler guardare verso qualcuno o qualcosa che sappiamo ci porterà sicuramente a "perdere" tempo ed energie. Non io, posso dirlo forte, non ho mai voltato il capo dall'altra parte nel momento in cui si è presentata la necessità di dare una mano a qualcuno, in qualsiasi modo. E' capitato, proprio due giorni fa, di trovarmi di fronte a due begli omaccioni muscolosi, addetti al controllo dei bagagli all'ingresso della fiera, che pretendevano che sollevassi ad un metro da terra la mia valigiona, stracolma di materiale fieristico, per farla ispezionare passando su un rullo attraverso il dispositivo di controllo. Era più che evidente la mia difficoltà nel tentare di sollevarla ma nessuno si è mosso né ha proferito nulla per giustificare l'immobilità. Allora, orgogliosamente, ho preferito insistere e farcela da sola rischiando anche di farmi male, lo ammetto. M...

La vacanza interrotta.

Recarsi in studio di domenica mattina per una urgenza è un contrattempo davvero increscioso quando hai programmato la giornata con la tua famiglia. Se poi quella domenica è nel mese di  agosto allora ti senti proprio sfortunata!  Accadde una ventina di anni fa ma credo che capiti spesso in molti studi odontoiatrici quello che sto per raccontare.  MUna bella domenica piena di sole e voglia di divertirsi mi telefona il mio titolare chiedendomi dove fossi e se riuscissi a raggiungere lo studio in tempi brevi.  Gli rispondo che sono a casa ma che ero in partenza per trascorrere la giornata al mare. Era tutto pronto, avevamo deciso di restare tutto il giorno fuori, ed avevo anche un incontro di beach tennis che avrei dovuto tenere di li ad un’ora. Spiego al mio capo che sono in difficoltà ma, conoscendo la sua discrezione e sapendo che non avrebbe mai voluto intralciare il mio programma inizio a sondare. Il mio senso di responsabilità nei confronti del paziente che, proba...

La meta

Ognuno di noi, ad un certo punto della propria vita, inizia ad avere ben chiaro l’obiettivo da raggiungere. Qualcuno insegue il sogno di un matrimonio, una famiglia, una casa, un’auto di lusso, un viaggio intorno al mondo, un lavoro ben rimunerato. Esistono obiettivi facili, difficili ma anche i cosiddetti “sogni nel cassetto”, praticamente impossibili. Gli obiettivi sono il sale della vita, sono le leve che ci spingono a muoverci, ad imparare, a socializzare, a sperimentare e crescere. Ogni volta che ci poniamo nuovi obiettivi riscopriamo dentro di noi energie assopite da tempo, ci sorprendiamo delle nostre capacità poco sfruttate; mettiamo in atto strategie che ci fanno sentire vivi generando una determinazione capace di spingerci ad affrontare terreni sui quali non siamo mai stati molto pratici e che abbiamo sempre evitato proprio per inesperienza. I cambiamenti, belli o brutti che siano, ci spingono verso nuovi percorsi, consentono di sperimentare e apprendere, di cadere e rial...

Vacanze estive

Si lavora sodo tutto l'anno ma i giorni che precedono le tanto desiderate vacanze sono quelli che ci mettono maggiormente a dura prova. 15 giorni prima della chiusura dello studio odontoiatrico si  entra in trincea e lì non si scherza più!  Il sorriso perde lo smalto (deformazione professionale...), arriviamo al giorno dopo stanchi... e poi più stanchi... e via via sempre più spossati; arriviamo alla vigilia delle ferie letteralmente SFINITI! Aumentano le telefonate, le urgenze, le disgrazie più imprevedibili. Capitano puntualmente a quei pazienti che non vedi in poltrona da secoli, nonostante la diagnosi infausta di quel dente che "ogni tanto fa male, ma poi passa..."; naturalmente scatta l'intervento urgente due giorni, massimo 3 ore prima della chiusura! Inizia la processione delle signore che devono partire e chiedono un sorriso smagliante, e giù d'igiene dentale e sbiancamenti!  Inizia la pletora dei vacanzieri che finalmente hanno tempo per il dentista! Il n...

La vanità mal si sposa con la professionalità!

Ormai è risaputo che chiunque operi nel settore sanitario, quando non osserva le buone norme igieniche e di prevenzione,   espone sé stesso e gli altri al rischio biologico. Anche noi ASO, quindi, conosciamo tutte le regole e procedure corrette che ci consentono di prevenire le infezioni. Tante colleghe sui social sono bravissime a spiegare come deve comportarsi una vera ASO per poter affermare la propria professionalità, ma poi, all’atto pratico, queste colleghe che parlano, come agiscono? Io non credo che facciano proprio una bella figura dimostrando in altre occasioni di non essere ligie al dovere. Eh sì, ragazzi,   perché poi le smascheriamo, essendo ormai con l’avvento di Facebook   tutti in piazza, anche se qualcuno tenta ancora di nascondersi dietro ad un dito! Negli anni 70, gente scaltra e malandrina vendeva ai babbei degli occhiali   promettendo loro che avrebbero potuto vedere attraverso muri e vestiti   grazie a delle potenti e special...