Uno scambio di opinioni nato sotto un annuncio di lavoro proposto in forma anonima, mi ha fatto pensare che scrivere questo breve articolo potrebbe diventare utile per molte persone che ignorano determinate dinamiche del web.
Mandare il curriculum a chi non conosci è un po' come lasciare le chiavi di casa sotto lo zerbino "solo per un attimo!": funziona, certo, finché non funziona più. Nella corsa forsennata alla ricerca di un lavoro, quasi nessuno si ferma a chiedersi dove finisca davvero quel PDF con nome, cognome, indirizzo e — perché no — anche il codice fiscale, ben in vista in alto a destra.
Ma vediamo insieme cosa può succedere: non per allarmismo, ma perché "uomo avvisato, mezzo salvato!".
Il furto d'identità è più diffuso di quanto si possa pensare: il truffatore, si sa, non bussa alla porta. Con nome, data di nascita e indirizzo, un malintenzionato ha già in mano più
della metà di quello che serve per attivare una SIM a tuo nome o tentare un
piccolo prestito online. Aggiungici il codice fiscale — che tanti mettono nel
CV per abitudine, non perché serva davvero — e hai consegnato un kit quasi
completo. Non serve un hacker geniale: bastano pazienza e un modulo online.
Il phishing è un altro genere di truffa che scatta quando il malintenzionato ti conosce meglio di un vecchio amico. Qui la cosa si fa interessante, in senso negativo, ovviamente. Chi ha il tuo CV sa che
lavoro cerchi, che esperienza hai, magari persino il nome del tuo ex capo. Con
questi ingredienti può scriverti un'offerta di lavoro così su misura da
sembrare fatta apposta per te — perché, in un certo senso, lo è. Ti chiederanno
di scaricare un "modulo di assunzione" che in realtà è un malware, o
di inserire l'IBAN per il "primo stipendio anticipato". Peccato che
lo stipendio, quello vero, arrivi sempre dopo, mai prima.
Il CV che non muore mai è una realtà che pochi considerano come pericolo.
Molti siti che promettono di "inviare il tuo curriculum a migliaia di
aziende in un click" fanno esattamente quello che sembra troppo bello per
essere vero: vendono il database a terzi. Il tuo CV, una volta lì dentro, può
restare a girare per anni — ben oltre il giorno in cui hai finalmente trovato
lavoro e te ne sei dimenticato. Un po' come quella foto imbarazzante che avevi
pubblicato sui social e che pensavi di aver cancellato.
Un'altra situazione che si potrebbe concretamente verificarsi è la proposta di un lavoro "troppo comodo per essere vero" (perché di solito non lo
è)
Classico schema: ti assumono per un ruolo vago come "controllo pagamenti
da remoto", ti chiedono di far transitare del denaro sul tuo conto e di
girarlo altrove, trattenendo una piccola commissione. Sembra facile, sembra
innocuo. Peccato che a rispondere di riciclaggio, se le cose si scoprono, sia
il tuo conto — non quello di chi ti ha proposto l'affare. Variante altrettanto
diffusa: ti chiedono un pagamento anticipato per "materiali",
"corsi obbligatori" o "verifiche antifrode". Un vero
datore di lavoro, semplicemente, non lo fa mai. Se te lo chiedono, la porta è
quella.
Anche le tue referenze, contattate a tua insaputa, possono diventare un accesso pericoloso.
Se nel CV ci sono i contatti di un ex capo o di un collega che ha accettato di
fare da referenza, sappi che quei numeri possono finire coinvolti in truffe di
cui tu non saprai mai nulla — semplicemente perché il tuo CV, con tutti i suoi
allegati, è stato rivenduto insieme a mille altri.
Un'altra eventualità non considerata è che il tuo capo attuale potrebbe trovare il tuo CV per caso e scoprire che stai tramando di mollarlo.
Ironia della sorte: pubblichi il curriculum per cercare un lavoro migliore, e a
trovarlo per primo è proprio chi ti sta pagando adesso. Succede più spesso di
quanto si pensi, specialmente se il CV finisce su piattaforme indicizzate da
Google senza troppe cautele sulla privacy. Il risultato è quantomeno una
conversazione imbarazzante in ufficio.
Ma allora, come possiamo limitare i danni (senza diventare paranoici)?
Non serve smettere di cercare lavoro per paura — basta un po' di sano senso critico e scetticismo, ma ecco alcuni consigli:
- Controlla sempre chi c'è dall'altra parte. Prima di inviare qualsiasi cosa,
cerca l'azienda online. Se non esiste, o esiste solo un sito fatto in dieci
minuti, hai già la risposta.
- Metti nel CV solo l'essenziale. Codice fiscale, IBAN e indirizzo
completo non servono a nessun selezionatore serio. Basta la città.
- Usa una mail dedicata alla ricerca lavoro, separata da quella personale — così, se qualcosa va storto, il danno resta contenuto.
- Affidati a canali verificati, come le agenzie per il lavoro regolarmente
autorizzate (in Italia, cerca l'autorizzazione ANPAL).
- Se ti chiedono soldi in qualunque fase della selezione, scappa! Non
esistono eccezioni a questa regola, per quanto convincente sia la storia.
- Un giro veloce su Google con il nome dell'azienda seguito da
"truffa" o "recensioni" richiede trenta secondi e può
risparmiarti mesi di guai.
Concludento, il curriculum va inviato, certamente, è il biglietto da visita di chi cerca lavoro: non se ne può fare a meno. Ma allora, come devo comportarmi? Potresti inviarlo con un minimo di attenzione, invece che
a raffica a chiunque prometta risultati miracolosi; è quella differenza sottile
tra fare networking e regalare i propri dati al primo che passa.
Ricorda sempre cheil lavoro dei
sogni raramente arriva da un'email con troppi punti esclamativi.

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